Piazza del Mercato vecchio e il ghetto

Il Mercato vecchio era una zona di Firenze che venne demolita, assieme al vecchio Ghetto, tra il 1885 e il 1895 per la creazione di piazza della Repubblica, nell’ottica del cosiddetto risanamento cittadino. Nelle demolizioni andarono perse 26 antiche strade, 20 tra piazze e piazzette, 18 vicoli. Furono abbattuti 341 immobili ad uso abitativo e 451 botteghe. Furono allontanate da quella zona 1.778 famiglie per un totale di 5.822 persone.

“Lo scempio più grave fu il cosiddetto “sventramento” del centro storico, costituito dal Mercato Vecchio e dall’antico Ghetto.”
(Piero Bargellini, Com’era Firenze 100 anni fa)

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Quando Firenze divenne la Capitale del Regno d’ Italia, ebbe inizio la progettazione di una serie di opere per il risanamento del centro storico, giustificate da esigenze di decoro e tutela della salute. Subì numerosi cambiamenti l’area commerciale, compresa tra il Mercato Nuovo (la loggia del Porcellino), destinata alla vendita di sete e oggetti preziosi e, successivamente, di oggetti in paglia di Firenze, ed il Mercato Vecchio. Quest’ultimo, situato nell’odierna Piazza della Repubblica, nell’area che dalla colonna dell’Abbondanza si estende verso l’ antico mercato del grano di Orsanmichele, era costituito da un edificio basso di forma ovale con una tettoia che offriva riparo ai compratori; altri negozi e bancarelle si trovavano ai lati dell’edificio e nella zona adiacente, caratterizzata da innumerevoli vicoli bui, piccole chiesette e torri medievali, affiancati da case decadenti e botteghe piene di uomini e merci. Qualsiasi articolo era reperibile nel mercato e sia ricchi che poveri potevano trovarvi ciò di cui avevano bisogno: la beccheria (la nostra macelleria) era posizionata al centro del mercato e tutto intorno erano disposte le botteghe di medici e speziali, linaioli e canapai; già allora era possibile degustare cibi tipici per strada (una sorta di antico fast food): gnocchi, sommommoli, frittelle, pesce…

Inoltre nella piazza si trovavano alcune importanti testimonianze architettoniche ed artistiche, tra cui, nella zona dei portici, la Loggia del Pesce progettata da Giorgio Vasari e oggi collocata in Piazza dei Ciompi, e, all’incrocio tra il Cardo ed il Decumano della città romana, la Colonna dell’Abbondanza: su questa era posta la statua di Donatello raffigurante la Dovizia e l’Abbondanza; questa, irrimediabilmente rovinata per una caduta, nel diciottesimo secolo fu sostituita da una copia realizzata da Giovan Battista Foggini. Oggi in piazza della Repubblica se ne vede una copia, in quanto l’originale settecentesco è conservato in Via Bufalini presso la sede della Cassa di Risparmio di Firenze. L’opera di “risanamento” del centro storico provocò la distruzione pressoché completa della zona del Mercato Vecchio con lo smantellamento delle torri, dei palazzi e delle chiese medievali, tra le quali San Tommaso, la cui struttura fu inglobata nell’edificio che oggi ospita l’Hotel Savoy; inoltre, furono rinvenuti resti del Campidoglio, delle Terme e del Foro. I reperti di epoca romana e medievale furono documentati dall’architetto Corinto Corinti in migliaia di disegni, di cui i più importanti furono pubblicati fra il 1923 e il 1928 in quattro serie di cartoline. Il mercato fu spostato nella zona di San Lorenzo dove si trova ancora oggi. I lavori di smantellamento produssero un miglioramento delle condizioni igieniche, ma causarono la perdita di un gran numero di manufatti artistici e civili che rappresentavano l’identità della Firenze del passato. Emiliano Scampoli, un giovane studioso di archeologia, ipotizza che nel 2090, i Fiorentini, vedendo gli edifici lussuosi di Piazza della Repubblica in disfacimento, possano acquisire la consapevolezza di aver distrutto la loro identità storica insieme ad un grande patrimonio culturale e artistico; pertanto immagina che siano indotti a ricostruire ciò che è stato demolito ed a sostituire l’iscrizione sull’ arco della piazza che celebra l’opera di risanamento con la targa:“Il secolare squallore che volevamo sostituire nell’800 era, in realtà, la nostra secolare storia, una parte della nostra identità: ce ne siamo accorti tardi, scusateci.

(a cura della Classe VA del Liceo Scientifico A. Gramsci di Firenze)

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