Mercato centrale

Lo spostamento della Capitale del Regno d’Italia da Torino a Firenze, nel 1865, portò con sé tutta una serie di problemi legati all’adattamento della città alle nascenti necessità del Governo e delle sue Istituzioni. Anche se gli uffici pubblici stazionarono solo il breve arco di sei anni, passando la Capitale a Roma già nei primi mesi del 1871, si rese indispensabile un profondo restyling del tessuto urbano, specialmente quello racchiuso all’interno delle mura medievali che furono peraltro tra le prime a cadere sotto i picconi dell’ammodernamento edilizio progettato dall’architetto Giuseppe Poggi.

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Un aspetto che si rivelava particolarmente urgente da decidere era legato alla razionalizzazione dei mercati alimentari: il dibattito in merito alla riforma dell’area di Mercato Vecchio (l’attuale piazza della Repubblica) a Firenze attraversò tutti gli anni sessanta dell’Ottocento e accompagnò il crescere di un interesse generale per la questione del centro e dei suoi assetti. Già nel 1859, un comitato privato aveva proposto al gonfaloniere della città di costruire contemporaneamente due mercati, uno a Firenze e uno a Livorno, ottenendo in cambio la concessione dei due edifici. Subito dopo l’Unità, nel 1861, un altro comitato, in parte legato al precedente, presentò una proposta più precisa, accompagnata da un progetto dell’architetto Giuseppe Del Noce. La proposta suscitò questa volta una reazione più decisa da parte del Comune, che affidò all’architetto municipale Luigi Del Sarto la redazione di un controprogetto.

Secondo le due ipotesi, comunque, il nuovo mercato avrebbe dovuto mantenere la localizzazione precedente, consistendo in un grande spazio aperto circondato da botteghe e abitazioni per i commercianti. Le soluzioni trovarono numerose resistenze soprattutto da parte di chi, come lo stesso Poggi, consigliava una generale riorganizzazione del settore in modo da realizzare anche a Firenze una serie di mercati coperti, divisi in un grande mercato centrale e tre mercati succursali. Egli insisteva inoltre sulla necessità di spostare il mercato principale in un luogo diverso rispetto all’area di Mercato Vecchio. Queste proposte si radicarono nel dibattito locale e nel 1864 furono individuate alcune zone dove impiantare i nuovi mercati: l’area dei cosiddetti Camaldoli di San Lorenzo, non lontana dalla stazione ferroviaria Maria Antonia (attuale Santa Maria Novella), viene individuata come il possibile luogo dove spostare il mercato all’ingrosso, mentre si prevedono due mercati succursali a S. Ambrogio (per compensare la perdita del mercato delle erbe di S. Piero) e a S. Frediano (per dotare di un mercato anche l’Oltrarno). Le modifiche urbanistiche più consistenti si ebbero in San Lorenzo: qui si rese necessario creare una vasta area nel dedalo di strette viuzze, sorte fuori della prima cerchia muraria romana e fra la prima e la seconda cerchia medievale, mediante la demolizione di vari miseri isolati con case per lo più di proprietà della commenda di San Jacopo in Campo Corbolini ubicate nel quadrilatero tra via dell’Ariento, via Panicale, via Chiara e via Sant’Antonino, e il conferimento di un nuovo disegno agli immobili di perimetro che furono adeguati ai principi del decoro borghese, con ricorso a porticati e a decorazioni classiche sulla base di un progetto redatto nel 1870 dall’architetto Enrico Presenti con la collaborazione (anche per i preliminari interventi di esproprio) degli ingegneri Angelo Caprilli, Augusto Ghelardi, Orlando Orlandini, Maurizio Zannetti e altri.

I Mercati, alcune delle più significative fabbriche in ferro e vetro realizzate nell’Ottocento (soprattutto quello Centrale), furono costruiti con quelle nuove tecniche industriali che nate in Inghilterra, si erano propagate in tutta Europa ed anche in Italia. Dopo un primo incarico all’architetto municipale Luigi Del Sarto, fu deciso di affidare la realizzazione a Giuseppe Mengoni, lo stesso architetto che aveva progettato poco prima la passeggiata dei milanesi, la Galleria Vittorio Emanuele II.

Per quanto riguarda l’edificio del Mercato Centrale, esso fu concepito su modello delle Halles parigine, esternamente definito da un piano terreno con tetto a spiovente e da un corpo centrale più elevato e interamente finestrato, internamente da navate sotto forma di strade coperte su cui si aprivano i singoli spazi di vendita. Assolutamente innovativa fu la scelta di adottare per la costruzione uno scheletro interamente metallico, provvisto di serramenti in lamelle di vetro smerigliato per la chiusura e l’areazione del grande vano centrale, poggiato su un’ampia base quadrata in pietra, costituita da una loggia di 10 arcate classiche per ogni lato, rivelando una spiccata sensibilità moderna e una perfetta padronanza delle tecniche costruttive più avanzate per il tempo, ma contemporaneamente in grado di integrare il nuovo con l’antico, unendo una parte esterna quasi classica con strutture interne, quasi liberty.

I lavori iniziarono nel 1870 e si conclusero nel 1874; l’edificio fu inaugurato con l’Esposizione Internazionale d’Orticoltura nel maggio del 1874, ma il mercato vero e proprio sarebbe entrato in funzione diversi anni dopo: solo nel novembre del 1881, quando iniziò a prendere definitivamente corpo l’idea di “risanare” il centro della città, entrò in vigore l’obbligo per i bottegai del Mercato Vecchio di spostare le loro attività commerciali all’interno della nuova struttura. In quell’occasione venne sistemata definitivamente la configurazione interna del mercato, disponendo gli isolati secondo lo schema che poi è giunto fino ai nostri giorni.

Sul retro, dalla parte di via Guelfa, l’abbattimento della schiera meridionale di via Chiara aveva prodotto un ampio spazio che prese il nome di Piazza del Mercato Centrale. Tutt’intorno, un susseguirsi di negozi e bancarelle faceva, e fa ancora, di quest’area un grande mercato naturale che offriva merci di ogni tipo, mentre le tradizionali botteghe dei vinai, i carretti dei “trippai” e le osterie dai prezzi modici, permettevano a chiunque di gustare i sapori fiorentini seduti in una delle piazze più vivaci e pittoresche della città. Attualmente lo spazio interno è occupato da una struttura in ferro che suddivide la navata centrale, a doppio volume, in due livelli, realizzata dall’architetto Odoardo Reali e altri negli anni 1976­1980, periodo durante il quale si provvide anche a un intervento di restauro e consolidamento dell’intero complesso.